Pubblicato da: luciano de fiore | 5 novembre 2009

“Dì: baciami”. Desiderio, libido e consumo

Blade Runner: desideri artificiali?Torniamo ad una delle domande iniziali: viviamo in una società del desiderio, oppure la nostra è piuttosto la società del desiderio dimidiato e tradito?
Difficile indurre desideri: persino la fantasia e l’arte di Philip K. Dick facevano sì che si potessero impiantare ricordi, ma non desideri, neppure in esseri umani artificiali, come i replicanti di Dick e Ridley Scott. In Blade Runner, la protagonista femminile, l’ottimo skin job, il “lavoro in pelle” Rachael (Sean Young), scopre il peso dei ricordi, e li fa propri, al punto di piangere, ma deve subire l’ordine perentorio di Rick Deckard (Harrison Ford), “Say kiss me”, “Dì baciami!”, per sentire scoccare la forza del desiderio [1].
Nel vocabolario di Ars Industrialis (www.arsindustrialis.org/désir), il desiderio viene descritto come ciò va oltre la pulsione, ciò che la sublima. La sublimazione è il processo, necessario per il soggetto umano ed attuato grazie alla coscienza, attraverso il quale le pulsioni si trasformano in desideri. Stiegler sostiene che la sublimazione è in pericolo, cioè che il desiderio e la motivazione sono portati a regredire allo stadio di pulsione.
Nell’analisi politico-sociologica del movimento francese, il capitalismo finanziario gioca un ruolo rilevante in questo processo. Come tutti i media di massa, il capitalismo finanziario nuoce all’investimento produttivo, non iscrivendosi più nel desiderio e nel lungo termine, ma nella pulsione e nel breve. La questione centrale dell’economia politica non è dunque quella relativa al consumo, ma quella del recupero-rilancio del desiderio, manifestamente in panne.
A detta di Stiegler & Co., il desiderio come lo intende il sistema industriale attuale porta alla distruzione del desiderio stesso, il che induce una demotivazione nel lavoratore e nel consumatore, pericolosa per lo stesso mercato. Esistono tecniche di fabbricazione artificiale della motivazione, ma queste tecniche hanno finito col distruggere la motivazione stessa. L’economia capitalistica ha utilizzato la potenza dell’artefatto come captazione del fantasma, così da fissare la libido sui suoi propri oggetti. Creando così un nuovo feticismo delle merci, oltre Marx.
Bernard Stiegler
Secondo questo schema, se l’energia del XIX secolo è stata quella del lavoro, nel XX secolo è stata quella del consumatore. Non è il petrolio il motore del capitalismo, ma la libido: l’energia libidinale dev’essere dunque canalizzata sugli oggetti di consumo così da assorbire le eccedenze della produzione industriale. Fin qui, mi sembra che il ragionamento tenga. Stiegler & Co. Aggiungono: si tratta allora di captare la libido, vale a dire di confezionare i desideri secondo le necessità degli investimenti. E su questo ho dei dubbi: in particolare, sulla capacità di confezionare (façonner) i desideri attraverso le protesi mnemotecniche. Si tratta forse di una sfumatura, ma continuo a ritenere che le mnemotecnologie (in testa la televisione) condizionino fin dalla radice le forme di consumo, semmai schermando la coscienza dai propri desideri, separandola dai propri desideri.
Lo sfruttamento manageriale ed illimitato della libido distrugge il desiderio e ciò che di propriamente umano è in noi. Nella prospettiva di Stiegler, il capitalismo è riuscito nell’impresa di cattivizzare la libido, desingolarizzandola. Ma una libido desingolarizzata non è più libido, bensì pulsione. D’altra parte, il capitalismo non sa che farsene neppure della pulsione e questa finisce con l’esplodergli in mano – un tratto forte della nostra epoca.
La distruzione del desiderio significa aprire le porte alle pulsioni. Ma il desiderio oscurato fa star male. Se le persone soffrono per i loro desideri repressi, si dà nevrosi, ma quando sofrrono per non provare più desideri, allora si tratta di psicosi. Un fenomeno mondiale e di massa, che dovrebbe esser compensato dall’iperconsumo. Ma più questo consumo compulsivo compensa la perdita di desiderio, più preserva quella perdita stessa.


[1] Nel Director’s Cut, Ridley Scott lascia peraltro intuire, con una serie di indizi, che lo stesso Deckard possa essere un replicante della serie Nexus 6, come quelli che bracca per tutto il film, al fine di “ritirarli”. Prima d’innamorarsi con Rachel.




Responses

  1. …vedo cadere questa stella e non so più…cosa desiderare..lo vedi siamo come cani di fronte al mare.F.DeGregori
    Cari frequentatori delle lezioni e del blog..questo non è un’intervento è un appunto dalla penultima lezione….si parlava del cantico dei cantici..io ho subito pensato a C’era una volta in america dove è lei stessa(dunque l’oggetto del desiderio)a leggere il cantico dei cantici per il giovane De Niro nel retrobottega..ora prescindendo dal fatto che esista oppure no un oggetto del desiderio,è importante la scena perche mette in risalto quella “carica” presente nel cantico che il nostro Benedetto sembra ignorare…

  2. La sequenza del film Blade Runner e la parallela analisi sociologica e filosofica di Stiegler mi permettono di concentrare l’attenzione sul dualismo di naturalità ed artificialità.

    Da sempre connotiamo la nostra naturalità con l’istintualità, l’animalità quasi contrapposta alla razionalità. Darwin ne parla, Nietzsche ne parla, Freud ne parla. Seppure con argomentazioni differenti, mi sembra che il pensiero di questi autori voglia confluire sul tema della natura (prima di qualsiasi guidizio etico) come esplosione di creatività e desiderio. Deleuze stesso, nella sua interpretazione di Nietzsche, definisce ATTIVA quella forza che proviene dalla originaria pulsione umana.
    Direttamente contrapposta troviamo l’artificialità: la costrizione, la risposta, la ripetizione e la limitazione. Ne abbiamo esempio negli antichi, in Socrate e Platone, ne sentiamo parlare spesso da Kant (limitazione della volontà da parte del dovere) e con il fiorire della bioetica e della scienza contemporanea il discorso ha preso una rilevanza sempre maggiore.

    La sequenza d’amore (quale migliore esempio della categoria della “relazione” se non l’amore?) tra l’uomo ed il replicante è esemplicativa di questa enorme distanza tra i generi. L’uomo impone il suo desiderio, l’esplosione di libido, verso il replicante. Questo, invece, non agisce ma re-agisce, tra l’altro dopo una esplicita richiesta (“Say you want me”).
    Parallelamente, secondo Stiegler, il capitalismo e la società (un ente costruito, seppur naturalmente dall’uomo, fatico a ritenerlo naturale) studiano il comportamento dell’uomo cittadino, consumatore e lavoratore. Questi cercano di fabbricare in laboratorio una sorta di Frankenstein del desiderio, coniugando le nostre voglie, le pulsioni e gli stimoli che ci permettono di andare avanti e continuare a comprare.
    Non ho voglia di comprare quel vestito in vetrina, ad esempio, ma è quel vestito che vuole essere comprato da me. Per cui, re-agisco allo stimolo esterno e lo compro. Sono felice? Non saprei. Ma ho un vestito in più.

    Il dualismo tra la natura e la non-natura è sempre in agguato.
    Ma ciò che, in queste lezioni, vogliamo definire come Desiderio, è naturale o artificiale? E ancora, dal punto di vista morale, un desiderio naturale esplosivo potrà essere migliore di uno pseudo-desiderio artificiale (ovviamente sempre definendo in maniera appropiata il termine “migliore”)?


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